P2P offline come le Spie

Da poco ho scoperto che nel 2006 l’agenzia Russa FSB ha accusato gli inglesi di spionaggio attraverso una roccia “wirless1 e questo mi ha ricordato di alcuni progetti P2P che seguivo.

Partiamo con ordine: cos’è il P2P?

P2P sta per “Point to Point” ovvero “punto a punto”. Significa che la comunicazione è tra il “mittente” e il destinatario senza utilizzare intermediari. Questo, nel mondo moderno di internet e nel mondo delle nuove tecnologie, è rarissimo da trovare. Solo le tecnologie .torrent e dei magnet link assieme ad alcune rare eccezioni di servizi di chat sono gli unici servizi per l’utente puramente P2P (il p2p tra macchine non lo prendo in considerazione perchè esce dal punto dell’articolo anche se è importante notare che c’è ed è molto presente)

P2P USB

Questo ha portato alla creazione di alcuni progetti hardware/software che cercano di creare questa comunicazione “offline” (in modo da evitare terzi) partendo dal concetto di Dead Drops.

Nonostante quello che mostrano nei film, lo scambio ‘di persona’ è molto pericoloso e raramente usato. Viene invece usato il Dead Drops o consegna morta: dopo essersi accordati su un punto di consegna, il mittente lascia il “pacchetto” nel punto di consegna dove, il ricevente, lo viene a ritirare

Da questa idea nasce il primo progetto che esamino da lungo tempo: il progetto “Dead Drops

Dead Drop

Dead Drop USB Nato come progetto d’arte di Aram Bartholl, un artista con base a Berlino, è un progetto che è stato molto apprezzato nelle comunità underground urbane e di hacking.2

Infatti è considerabile come hack urbano in quanto è, semplicemente, il posizionamento di supporti di memoria fissa nel territorio. Ad esempio il murare una chiavetta usb su una parete o legare, con una sicura, ad un albero un supporto usb.

Tutto questo viene gestito all’interno di un sito internet link che ha anche un database in cui vengono segnalati i dead drop esistenti, il contenuto di partenza e lo stato del supporto stesso per rendere tutto più semplice e funzionale.

Questo sistema risulta essere molto interessante da un punto di vista tecnico ma difficile da mantenere in quanto molto soggetta allo stato della parete stessa e alle condizioni atmosferiche dell’area. In oltre può essere anche intesa come danneggiamento di suolo pubblico/privato.

Personalmente lo trovo un sistema molto funzionale nel caso venga applicato in un campus o una situazione controllata come all’interno di un negozio o di un caffè, in quanto riesce a essere più facilmente mantenuta.

Manifesto Dead Drop


Invece esistono dispositivi più facilmente mantenibili che ottengono lo stesso risultato di condivisione offline.

PirateBox

Ispirata dal sistema delle radio pirata, la PiratBox è un sistema hardware di offline sharing che utilizza tecnologie OpenSource (FLOSS per gli amici) per la condivisione dei file e contenuti.3

Pirate Box

Tecnicamente è un router modificato in modo da creare un hotspot “offile” da cui prendere e lasciare file e commenti. Si basa su una “patch” di OpenWrt che trasforma il router compatibile in un hotspot/server.

Attraverso una interfaccia web e collegandosi via WiFi è possibile caricare e scaricare i file contenuti all’interno della PirateBox.

Ovviamente, essendo tutto FLOSS è possibile modificare sia la patch che il sito in modo da creare un dispositivo più adatto al proprio scopo.

In particolare sono state effettuate delle “mod” della PirateBox basate proprio su questo principio che utilizzano come base la PirateBox per ottenere però la condivisione unilaterale di contenuti di uno specifico tipo:

  • PirateBox Streaming Radio with Icecast Utilizzando IceCast è possibile utilizzare la PiratBox come “server” per la radio4
  • OpenStreetMap on PirateBox Con alcune modifiche è possibile condividere mappe di OpenStreetMap sulla PirateBox5
  • Calibre eBook Server on PirateBox Utilizzando COPS è possibile avere un server contente una biblioteca di Calibre sulla propria PirateBox6

In oltre alcune di queste modifiche sono diventate talmente grosse da diventare progetti indipendenti come LibraryBox.


LibraryBox

Mod e poi fork di PirateBox, è la versione “per libri” della PirateBox.

Risulta utilizzare la stessa base hardware (sempre un router con una unità di memoria) ed è sempre una “patch” di OpenrWrt a cui viene cambiata l’interfaccia grafica e alcune funzionalità.

Library Box

Infatti è un sistema di condivisione unidirezionale, pensato per ottenere in una location un mediaserver di condivisione di documenti offline, che permetta la distribuzione di una scelta di documenti/file. Questo ha portato il dispositivo a essere molto aprezzato nel mondo dell’educazione, dove rende possibile la condivisione di documenti pesanti semplicemente attaccandosi al WiFi del dispositivo, senza appesantire le reti della struttura.

In oltre viene molto aprezzato in alcune aree in cui viene censurato l’accesso alla rete, che porta a aver bisogno di costose VPN per il recupero di determinate risorse, che la LibraryBox permette di condividere molto più facilmente.

Questo ha portato molti a sfruttare molto più pesantemente la LibraryBox rispetto alla PirateBox portandone anche a un maggiore sviluppo della stessa, che risulta molto più facile da costumizzare nella parte grafica (cosa molto più complessa nella PirateBox).


Fondamentalmente queste sono le tecnologie P2P offline che suggerisco e di cui mi sono interessato nel mio tempo libero. Nel caso ne trovi di nuove mi preoccuperò di fare un aggiornamento in quanto l’argomento a me piace in modo particolare e lo trovo anche particolarmente interessante anche dal punto di vista umano, perchè è sempre interessante vedere i nuovi sistemi con cui il genere umano condivide la conoscenza.

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